Direttiva Case Green 2026: cosa cambia per la tua casa dal 29 maggio
/
/
Direttiva Case Green 2026: cosa cambia per la tua casa dal 29 maggio
direttiva case green 2026 cosa cambia per gli edifici in italia

Il 29 maggio 2026 era la scadenza entro cui ogni stato membro dell’UE avrebbe dovuto trasformare la Direttiva Case Green in legge nazionale. L’Italia non lo ha ancora fatto — e la Commissione Europea ha già aperto due procedure di infrazione nei suoi confronti.

Non è però una notizia che cambia qualcosa nella vita di chi possiede una casa dal giorno alla notte. È invece il segnale più chiaro che una certa direzione è tracciata e che ignorarla nel tempo ha un costo.

In questo articolo spieghiamo cosa prevede concretamente la direttiva, cosa cambia già dal 3 giugno 2026 grazie al Decreto Requisiti Minimi italiano (questo sì operativo), chi è coinvolto e cosa ha senso fare adesso.

In questo articolo spieghiamo in modo chiaro:

Cos’è la Direttiva Case Green (EPBD IV)

La Direttiva (UE) 2024/1275 — chiamata EPBD IV, acronimo di Energy Performance of Buildings Directive — è la norma europea che aggiorna i requisiti di prestazione energetica degli edifici in tutta l’Unione.

Non nasce dal nulla: è l’evoluzione di una direttiva che esiste dal 2002, aggiornata tre volte. Questa quarta versione è la più ambiziosa, perché fissa obiettivi concreti e scadenze precise per ridurre i consumi del patrimonio edilizio europeo.

L’Italia parte da una posizione complessa: oltre 13 milioni di abitazioni stabilmente occupate sono in classe energetica F o G — le più basse — e il percorso di riqualificazione che la direttiva richiede è tra i più impegnativi d’Europa.

Il 29 maggio 2026: perché l’Italia è in ritardo

Il 29 maggio 2026 era la scadenza entro cui ogni stato membro avrebbe dovuto recepire la direttiva nella propria legislazione nazionale. L’Italia non lo ha fatto: la direttiva non è stata inserita neanche nella legge di delegazione europea 2025.

La Commissione Europea ha aperto due procedure di infrazione:

  • La prima (INFR(2026)2024, aperta l’11 marzo 2026, coinvolge 19 paesi) riguarda il mancato invio del Piano Nazionale di Ristrutturazione Edilizia
  • La seconda riguarda il mancato stop agli incentivi pubblici per le caldaie a sola combustione fossile

Nella pratica quotidiana questo non cambia nulla dall’oggi al domani per chi possiede una casa. Cambia però il quadro dentro cui si muoveranno incentivi, detrazioni fiscali e obblighi di ristrutturazione nei prossimi anni.

Cosa prevede concretamente la Direttiva

Ecco i punti principali che riguardano chi possiede o gestisce un immobile residenziale.

1. Miglioramento obbligatorio per gli edifici peggiori

La direttiva introduce obiettivi di miglioramento progressivo per il 16% degli edifici residenziali con la prestazione energetica più bassa (in pratica le classi G e F peggiori). Gli stati membri devono definire le soglie di intervento nei piani nazionali — ed è proprio qui che l’Italia è in ritardo, perché senza piano nazionale non ci sono ancora scadenze operative certe per i privati.

Il principio di fondo però è chiaro: chi ha una casa in classe G non potrà ignorarlo a lungo.

Gli anni per agire in modo pianificato e con eventuali incentivi sono adesso, non tra cinque anni quando gli obblighi saranno più stringenti.

2. Fine degli incentivi per le caldaie a sola combustione fossile

Uno dei punti più discussi: la direttiva prevede che gli stati membri non debbano più erogare incentivi pubblici per l’installazione di caldaie alimentate esclusivamente a combustibile fossile (gas naturale, gasolio).

In Italia il recepimento definirà le modalità esatte, ma la traiettoria è questa: chi pensa di sostituire la caldaia nei prossimi anni con un incentivo statale farebbe bene a informarsi in anticipo su cosa è ancora ammissibile.

3. Passaporto di ristrutturazione

Ogni edificio potrà — e in alcuni casi dovrà — avere un documento che traccia un piano di intervento progressivo nel tempo, con priorità e sequenza degli interventi. Non una ristrutturazione totale in una volta sola, ma una strategia su misura su dieci o quindici anni. È uno strumento pensato per dare ordine e prevedibilità a un processo che spaventa molti proprietari proprio perché sembra imponderabile.

4. Nuovi standard per gli edifici nuovi

Dal 2028 per gli edifici pubblici e dal 2030 per quelli privati, le nuove costruzioni dovranno essere a emissioni zero in esercizio. Chi sta pianificando un intervento di nuova costruzione o una ristrutturazione profonda deve già tenerlo in conto nella progettazione.

Cosa cambia già dal 3 giugno: il Decreto Requisiti Minimi

Mentre il recepimento della Direttiva EPBD IV è ancora in attesa, c’è già una norma italiana operativa che cambia le regole: il DM 28 ottobre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 5 dicembre 2025 e in vigore dal 3 giugno 2026.

Questo decreto aggiorna il precedente DM 2015 sui requisiti minimi di efficienza energetica degli edifici. Le tre novità principali:

1. Obbligo BACS per edifici non residenziali Gli edifici non residenziali con impianti di climatizzazione di potenza superiore a 290 kW devono installare sistemi di automazione e controllo degli edifici (BACS) di classe B o superiore, purché il tempo di ritorno dell’investimento sia inferiore a sei anni. Riguarda condomini commerciali, uffici, strutture produttive — non le abitazioni private.

2. Nuovo metodo di calcolo SCOP per le pompe di calore Cambia il modo in cui l’efficienza delle pompe di calore viene dichiarata nell’APE (Attestato di Prestazione Energetica). Non cambia il prodotto, cambia come viene certificato. Questo ha impatto su chi presenta pratiche edilizie o richiede una nuova certificazione energetica.

3. Chiusura del regime transitorio del DM 2015 Chi presenta una pratica edilizia dopo il 3 giugno 2026 deve usare i nuovi metodi di calcolo. Pratiche presentate con i vecchi metodi rischiano di essere sospese dai Comuni con richiesta di integrazione documentale — ritardi e costi aggiuntivi evitabili aggiornando la documentazione in anticipo.

Chi è coinvolto e chi può stare tranquillo

Sei coinvolto dal DM 3 giugno se:

  • Stai presentando una pratica edilizia per ristrutturazione significativa
  • Stai richiedendo una nuova APE (per vendita, affitto o aggiornamento volontario)
  • Gestisci un edificio non residenziale con impianti HVAC sopra 290 kW

Puoi stare tranquillo per ora se:

  • Non stai presentando pratiche edilizie
  • Hai una casa di proprietà senza operazioni di compravendita o ristrutturazione in programma
  • La tua APE è ancora valida (dura 10 anni)
distribuzione classi energetiche edifici residenziali italia 2026

APE aggiornata: cosa cambia per chi compra, vende o affitta

Dal 3 giugno 2026, le APE rilasciate seguono le nuove metodologie di calcolo del DM 28/10/2025. Questo può cambiare la classe energetica certificata di un immobile rispetto a un’APE rilasciata con il vecchio metodo — anche a parità di caratteristiche fisiche dell’edificio.

Se stai comprando o vendendo un immobile nei prossimi mesi, verificare la data dell’APE e l’eventuale necessità di aggiornamento è un passaggio importante — sia per il valore commerciale dell’immobile sia per la correttezza dell’informazione fornita all’acquirente.

Le pompe di calore nel contesto Case Green

La Direttiva Case Green non riguarda solo l’involucro degli edifici — isolamento, finestre, tetto. Riguarda tutto il sistema energetico della casa, compresi riscaldamento, raffrescamento e produzione di acqua calda sanitaria.

In questo contesto, le pompe di calore diventano lo strumento centrale della transizione: consumano elettricità invece di bruciare gas, e funzionano come un frigorifero al contrario — estraggono calore dall’aria esterna (anche a temperature sotto zero) e lo portano dentro casa, con un’efficienza che può essere tre o quattro volte superiore a una caldaia tradizionale a parità di energia consumata.

Non è detto che sia la soluzione giusta per ogni casa. Ci sono casi in cui un sistema ibrido (pompa di calore più caldaia a condensazione) è la scelta più equilibrata — dipende dall’impianto esistente, dall’isolamento dell’edificio, dalle temperature medie della zona.

In Valtellina, ad esempio, dove gli inverni sono rigidi, la valutazione tecnica fa la differenza tra un investimento che funziona e uno che delude.

Capire questo strumento adesso, prima che diventi una pressione normativa, permette di scegliere con calma e senza fretta.

Cosa fare concretamente oggi

La risposta più utile è: non fare nulla di affrettato.

La Direttiva Case Green non impone scadenze operative immediate per i privati, e prendere decisioni importanti — sostituzione del sistema di riscaldamento, interventi di isolamento — senza una valutazione tecnica seria è il modo più rapido per spendere male i propri soldi.

Quello che ha senso fare adesso:

Conoscere la classe energetica del proprio immobile. Se l’APE è scaduta o non è mai stata fatta, è il punto di partenza per capire dove si è e cosa converrà fare.

Verificare le detrazioni ancora attive. Il quadro degli incentivi cambia ogni anno — i dati aggiornati prima di decidere sono fondamentali.

Capire lo stato dell’impianto. Quanti anni ha, che tipo di refrigerante usa (rilevante per le normative F-Gas già in vigore nel 2026), quanto consuma. Sono informazioni che un tecnico qualificato può raccogliere in un sopralluogo e che cambiano completamente l’analisi dei prossimi interventi.

Seguici anche sui nostri canali Social!

Divulghiamo ogni giorno modi per prenderti cura del tuo impianto di casa

⬇️ ⬇️ ⬇️

FAQ — Domande frequenti

Il decreto riguarda anche le caldaie a condensazione?

Sì, indirettamente. Il decreto aggiorna le metodologie di calcolo dell’efficienza degli impianti termici in generale, incluse le caldaie a condensazione. Cambia il modo in cui l’efficienza viene dichiarata nell’APE, non i requisiti del prodotto in sé (che dipendono dalla normativa europea sui prodotti: Reg. UE 2016/2281 e ErP).

Devo fare una nuova APE se ho già installato una pompa di calore?

Non automaticamente. La nuova APE è obbligatoria in caso di compravendita, locazione, ristrutturazione significativa o aggiornamento volontario. Se non hai nessuna di queste situazioni in programma, l’APE esistente rimane valida fino alla scadenza ordinaria (10 anni).

I BACS sono obbligatori anche per le abitazioni private?

No. L’obbligo del DM 28/10/2025 riguarda gli edifici non residenziali con impianti HVAC sopra 290 kW. Per le abitazioni private non c’è obbligo di legge. I sistemi di gestione intelligente dell’impianto (termostati connessi, pompe di calore con controllo remoto) possono comunque migliorare efficienza e comfort in modo significativo anche nelle case.

Cosa succede se presento una pratica edilizia dopo il 3 giugno con i vecchi calcoli?

La pratica rischia di essere sospesa dallo sportello edilizio del Comune con richiesta di integrazione documentale. Significa ritardi nella cantierizzazione e costi aggiuntivi per il rifacimento della parte di progettazione energetica. È un problema che si evita completamente aggiornando la documentazione in anticipo.

Dove trovo il testo ufficiale del DM 28/10/2025?

Il testo ufficiale è disponibile su Normattiva.it cercando “decreto ministeriale 28 ottobre 2025”. Una sintesi tecnica operativa è disponibile su ediltecnico.it (fonte da cui è tratta l’analisi di questo articolo). Per le parti normative rilevanti alla propria situazione specifica, il consiglio è sempre di confrontarsi con un tecnico abilitato.

Share this post

Start typing and press Enter to search

Shopping Cart

Nessun prodotto nel carrello.